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Tricopigmentazione: cosa è, come si esegue e per chi è consigliata

Ci sono un certo numero di soluzioni disponibili per combattere la perdita di capelli tra cui rimedi farmaceutici come ad esempio la finasteride, opzioni basate sulla chirurgia con procedure come il trapianto di capelli e persino correttori siano essi temporanei in forma di fibra o più permanenti. La tricopigmentazione rappresenta invece una nuova e valida alternativa per donare al cuoio capelluto un aspetto tipico dei capelli naturali dopo una rasatura.

Che cos’è la tricopigmentazione?

Le moderne tecniche di tricopigmentazione rappresentano una soluzione decisamente efficace alla perdita di capelli e che consistono nell’applicazione di pigmenti all’interno dello strato superficiale del cuoio capelluto. Ogni pigmento viene appositamente progettato per simulare un follicolo pilifero appena rasato. Quando i pigmenti vengono miscelati con i capelli veri che sono ancora presenti, il risultato è incredibilmente realistico In quanto la testa appare piena di puntini simili a quelli dei capelli naturali quando vengono rasati.

A differenza delle punte che si usano per incidere tatuaggi, l’attrezzatura per la tricopigmentazione è stata specificamente sviluppata per funzionare solo sulla pelle del cuoio capelluto, e ha delle funzioni specifiche per trattare le diverse aree rispettandone le caratteristiche. È fondamentale quindi da parte del tricologo concentrarsi su questo aspetto per evitare danni alla pelle, specialmente nelle aree parietali e occipitali del cuoio capelluto dove è più delicata e sottile e il pigmento può quindi diffondersi più facilmente.

Affidarsi ad un laboratorio certificato e soprattutto ad un esperto di questa innovativa branca della dermatologia, è altresì vivamente consigliato per scongiurare comuni rischi di infezioni o incorrere in gravi malattie generate da cattiva igiene generale, e a seguito dell’uso di strumenti non correttamente sterilizzati o inopportunamente riciclati. In riferimento a ciò, va sottolineato che gli aghi per il trattamento della tricopigmentazione sono del tipo sterilizzato usa e getta, quindi categoricamente non riciclabili proprio come le siringhe di plastica.

Come si esegue la tricopigmentazione?

Le procedure di tricopigmentazione cambiano in base alla facilità dell’intervento e all’abilità dell’esperto. I due principali metodi che possono portare a buon fine il trattamento sono identificabili nel tipo di inchiostro colorato che si utilizza e negli strumenti. Tuttavia la buona riuscita è subordinata anche all’esperienza del tricologo stesso che deve essere esperto per questo trattamento, e avere presente l’obiettivo finale che è quello di ottenere un contorno dell’attaccatura dei capelli di alta qualità che garantisca l’aspetto caratteristico dei capelli naturali rasati.

Per questo trattamento si utilizza un ago specifico che consente al tecnico di rilasciare sempre la stessa quantità di pigmento e alla medesima profondità, ottenendo così punti perfetti che non si espandono. La calibratura dell’ago ha un diametro appositamente progettato che serve per disegnare in modo perfettamente uguale lo spessore dei capelli rasati. La punta tra l’altro serve esclusivamente per bucare il derma superficiale del cuoio capelluto, mentre la restante parte tubolare è composta da una parete interna ruvida che deve assorbire il pigmento colorato e rilasciarlo nei suddetti fori sempre nella stessa quantità.

Questo è il motivo per cui la punta dell’ago deve essere perfettamente liscia e la parete risultare invece ruvida. In riferimento a quest’ultima, va altresì aggiunto che tale ruvidità viene ottimizzata nel laboratorio in cui lo strumento si realizza, usando degli acidi che attuano uno specifico processo corrosivo. A margine va sottolineato che i pigmenti per la tricopigmentazione sono disponibili di diversi tipi come ad esempio inorganici o misti organici /inorganici e di svariate tonalità di colore, quindi adatti per simulare qualsiasi tipo di capelli e in relazione al derma superficiale del cuoio capelluto.

Per chi è consigliata la tricopigmentazione?

Ridare densità ai capelli con la tricopigmentazione è possibile, e tale tecnica è consigliata soprattutto a chi li ha persi per una forma di alopecia parziale o a seguito dell’avanzare dell’età. Creare un effetto rasato ridisegnando la chioma a partire dalla linea della fronte è tra l’altro ideale anche per quegli uomini con una calvizie significativa, e che per minimizzarla amano radersi la testa per rendere meno evidente la perdita dei capelli.

La tricopigmentazione del cuoio capelluto inoltre è così realistica e naturale che alla fine della procedura la testa appare con un aspetto simile a dei peli veri regolarmente presenti sull’epidermide del cranio rasato. Il trattamento peraltro non è invasivo, e subito dopo la sessione ci sarà soltanto un po’ di rossore che durerà all’incirca un’ora. Durante i primi 10 giorni, il pigmento acquisirà poi una certa intensità e alla fine si stabilizzerà. In questo caso si potrà avvertire un leggero prurito che è un segno del processo di guarigione.

Il risultato della tricopigmentazione dipenderà dalla cura che il paziente adotta; infatti, non deve fare nessun shampoo durante la prima settimana ma solo idratare il cuoio capelluto 2 o 3 volte al giorno con una crema adeguata consigliata dal professionista che ha eseguito il trattamento. A guarigione avvenuta non bisogna mai graffiare la testa o grattarla energicamente, ed in estate bisogna evitare l’esposizione diretta ai raggi UV optando magari per una crema solare con un fattore di protezione piuttosto elevato come ad esempio quello del tipo che si usa per i bambini molto piccoli.

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